La pace di Augusto

L’Ara Pacis Augustae (Altare della Pace di Augusto) è un monumento di propaganda politica ufficialmente dedicato alla divinità della Pace, costruito per decisione del Senato romano del 13 a. C. e inaugurato dall’imperatore Augusto nel 9 a. C. 

È stato ricomposto, parzialmente ricostruito e restaurato nel corso del Novecento in un luogo diverso da quello originario, nei pressi del Mausoleo di Augusto, e dal 2006 è inserito nel Museo dell’Ara Pacis (nella foto).

“Quando tornai a Roma dalla Spagna e dalla Gallia […] compiute felicemente le imprese in quelle province, il Senato decretò che per il mio ritorno si dovesse consacrare l’Ara della Pace Augusta presso il Campo Marzio e dispose che in essa i magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali celebrassero un sacrificio annuale” (dalle “Res Gestae Divi Augusti”). 

Ma, al di là della propaganda divenuta storia, quale pace realizzò veramente Augusto nell’Impero Romano?

“In quel tempo Cesare Augusto ordinò il censimento di tutti gli abitanti dell’impero…”, ci riferisce l’evangelista Luca iniziando il racconto della nascita di Gesù. 

In quel tempo, molti di quegli abitanti erano schiavi, secondo il celebrato diritto romano. E potevano essere ammazzati impunemente come bestie dai loro padroni. O potevano essere costretti come gladiatori ad ammazzarsi fra di loro (“Mors tua vita mea”), per il divertimento circense del popolo. 

In quel tempo, il re della Giudea Erode il Grande, sottoposto all’autorità dell’imperatore Augusto, poté compiere impunemente la “Strage degli innocenti”, l’uccisione di tutti i bambini di Betlemme di età inferiore ai due anni (precorrendo di due millenni le più ampie stragi di bambini palestinesi perpetrate dal tiranno Netanyahu con il permesso dell’imperatore Trump).

In quel tempo, comunque, gli abitanti dell’Impero Romano poterono finalmente godersi per qualche anno la Pax Augusta, la pace imposta da Ottaviano Augusto con la forza delle armi, la soppressione della libertas repubblicana e il feroce assassinio di migliaia di avversari, parenti, amici, ex alleati e sospetti rivali. Una “pace cruenta”, come scrisse Tacito. Una “pace falsa” e “grondante di sangue”, come ricorda lo storico Antonio Spinosa nel libro “Augusto, il grande baro” dando “a Cesare quel che è di Cesare”.

Nicola Bruni