San Nicola (detto anche San Nicola di Bari, città dove è custodita una parte delle sue ossa, o San Nicolò), vescovo cristiano del IV secolo, è stato negli ultimi decenni travisato dal simbolo consumistico di un personaggio fantastico chiamato in Italia Babbo Natale, come corrispettivo dello statunitense Santa Claus, appellativo derivato da una mescolanza tra il latino Sanctus Nicolaus e l’olandese Sinterklaas.
Nato nel 270 a Patara, città della Licia, provincia dell’Impero Romano (nell’attuale Turchia), divenne vescovo di Myra, nella stessa provincia, fu imprigionato durante la persecuzione di Diocleziano, partecipò nel 325 al primo Concilio ecumenico indetto a Nicea dall’imperatore Costantino, e morì tra il 345 e il 352.
Rimase famoso soprattutto per la sua grande benevolenza e generosità verso i bambini, fama che ha dato origine ad una tradizione (diffusa in alcuni paesi del Nord Europa e in alcune regioni d’Italia) secondo cui il vescovo San Nicola, raffigurato con mitria e paramenti episcopali, portava doni ai bambini in occasione della sua festa, tra il 5 e il 6 dicembre (ma non a Natale).
Poi, negli anni ’30 del Novecento, della sua figura si sono impadroniti i pubblicitari americani della Coca Cola, laicizzandola sotto il nome di Santa Claus, ridisegnandola come un vecchio corpulento dalla lunga barba bianca, vestito di rosso (il colore della ditta), e differendo al giorno di Natale la consegna dei regali.
Quando ero bambino io, almeno a Roma, la tradizione di Babbo Natale non esisteva, e i regali ai bambini li portava la Befana il 6 gennaio.
Poi, l’Italia ha subito una colonizzazione culturale dagli Stati Uniti, e a poco a poco il pupazzo di Babbo Natale è divenuto anche per molti cristiani inconsapevoli, e dei loro bambini battezzati, il simbolo di una festa di Natale senza il vero festeggiato, Gesù, il Figlio di Dio che si è fatto uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.
Per questo, io considero quel pupazzo – mi rincresce dirlo a quelli che gli si sono affezionati – un simbolo anticristiano: di un Natale trasformato nella festa di un personaggio mitico, ideato per oscurare o sostituire il divino Bambinello, e utilizzato al servizio anche di interessi commerciali con nessun riferimento ai doni per i bambini.
Nicola Bruni
