La pace di Gesù

“Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode” (Vangelo di Matteo 1,2). 

Erode I, il Grande, era uno sporco collaborazionista, un despota sospettoso e sanguinario al quale i Romani concessero di compiere una serie di massacri, rievocati da Henry Daniel-Rops nella sua “Storia di Gesù”: non solo la famosa “Strage degli innocenti”, che si abbatté sui bambini di Betlemme e dintorni dai due anni in giù, ma anche lo sterminio dei propri familiari (fra i quali una moglie e tre figli), il rogo di quaranta giovani Giudei e, in prossimità della sua morte, l’eliminazione di tutti i notabili della comunità giudaica, commissionata dal tiranno “per avere meno lacrime sulla sua tomba”.

Poi, quando finalmente Erode tolse il disturbo, consentendo il ritorno dall’Egitto della Sacra Famiglia, suo figlio Archelao, succedutogli al trono, inaugurò il proprio regno mandando a morte tremila Giudei accusati di ribellione.

Dunque, la nascita di Gesù non trovò né portò la pace nella terra di Palestina.

Ma allora quale “pace in terra” annunciarono gli angeli del Signore nella notte della Natività? 

La pace dell’anima, di chi è riconciliato con Dio e sa di essere amato da Lui nonostante i propri peccati: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi”, disse Gesù ai suoi discepoli. 

La pace interiore di chi è riconciliato con se stesso e con il prossimo, di chi è disposto a perdonare e chiedere perdono: “Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

La pace del cuore e della mente, fondata sulla fede nella salvezza eterna promessa da Gesù: “Figlia, la tua fede ti ha salvata, va’ in pace”.

Nicola Bruni

Nella foto, Natività, dipinto di Gherardo delle Notti (1619-20) nella Galleria degli Uffizi, Firenze.