In onore della regina Margherita di Savoia (1851-1926), moglie e cugina del re Umberto I, sono stati intitolati istituti scolastici, ospedali, piazze, strade, una cittadina della Puglia, un rifugio alpino sul Monte Rosa, ma l’omaggio più popolare glielo rese un pizzaiolo napoletano, Raffaele Esposito, che nel 1889 inventò per lei la Pizza Margherita, condendola con pomodoro, mozzarella e basilico in modo da richiamare i colori rosso, bianco e verde della bandiera italiana.
Il suo matrimonio, celebrato a Firenze nel 1868, andò incontro ad un fallimento sul piano sentimentale dopo la nascita dell’unico figlio Vittorio Emanuele III nel 1869, perché Umberto riprese la relazione che aveva in precedenza con la Duchessa Litta e intrattenne anche altri rapporti adulterini.
Benché amareggiata, Margherita non si abbatté e decise di continuare a interpretare il ruolo pubblico di principessa e dal 1878 di regina consorte, abbandonando quello di moglie. Nonostante la freddezza coniugale, in pubblico Umberto e Margherita seppero mostrarsi sempre come una coppia solida e collaborativa, unita nella gestione del potere e nella rappresentazione dello Stato.
A differenza del marito, Margherita mantenne sempre una condotta privata irreprensibile.
La sua abilità nel gestire i rapporti umani e la stampa dell’epoca le permise di guadagnarsi l’affetto del popolo. La sua eleganza e lo sfarzo nell’arredo delle residenze reali divennero un fenomeno di costume che influenzò la moda e la società italiana di fine Ottocento. La sua corte fu un vivace centro intellettuale che attrasse scrittori, artisti e poeti dell’epoca.
Dopo l’assassinio del marito nel 1900, assunse il ruolo di regina madre, affiancando come consigliera e guida il nuovo re Vittorio Emanele III, che aveva 31 anni.
Durante la Prima guerra mondiale, Margherita spese le sue energie in opere di beneficenza, visitando ospedali militari e sostenendo le famiglie dei soldati.
Negli ultimi anni della sua vita, in un’Italia scossa dai turbamenti politici e sociali del dopoguerra, guardò con simpatia e interesse al movimento fascista guidato da Benito Mussolini, nel quale vedeva una forza capace di arginare i disordini e ripristinare l’autorità dello Stato. Morì a Bordighera nel 1926, all’età di 74 anni.
Nicola Bruni
