19 agosto 1954 – Quando morì De Gasperi

Piansi anch’io, come milioni di italiani che gli volevano bene, alla notizia della morte di Alcide De Gasperi. Il grande statista spirò il 19 agosto 1954, mentre era in vacanza nel Trentino. 

Allora io avevo quasi tredici anni, ma avevo già imparato a conoscerlo seguendone l’attività politica attraverso la radio. Fin dalle elezioni del 18 aprile 1948, da scolaro di prima elementare, avevo tifato per lui contrapponendomi a quei miei compagni che, al posto suo, invocavano Stalin ripetendo lo slogan “Ha da venì baffone!”. E il 5 giugno del 1953, mi ero fatto accompagnare dalla mia mamma al suo comizio romano di chiusura della campagna elettorale, in Piazza del Popolo, per vederlo e ascoltarlo. 

Quando la salma di De Gasperi fu portata a Roma ed esposta nella Chiesa del Gesù, io volli andare a rendergli omaggio, da solo, sfidando una calca travolgente. E vi entrai con i piedi sollevati da terra, quasi galleggiando nel pigia-pigia generale. Poi assistetti alla sfilata del suo corteo funebre, durata più di un’ora, e lo seguii fino al luogo della sepoltura, la basifica di San Lorenzo al Verano.

Ricordo, in sintesi, i principali meriti storici di De Gasperi. 

Capo del governo italiano dal dicembre 1945 all’agosto 1953 come leader della Democrazia Cristiana, già antifascista incarcerato dal Fascismo, fu uno dei padri fondatori dell’Italia democratica e repubblicana, tra i firmatari della Costituzione, artefice della ricostruzione del Paese dalle rovine materiali e morali della guerra, promotore di importanti riforme sociali (riforma agraria, Cassa del Mezzogiorno, piano Ina Casa per la costruzione di alloggi popolari, riforma tributaria, istituzione dell’Eni e altri interventi dello Stato per lo sviluppo dell’economia). Per 19 giorni fu anche capo provvisorio dello Stato, nel periodo di transizione dalla monarchia alla repubblica.

Uomo di pace, seppe ricollocare presto l’Italia nel contesto internazionale, schierandola nell’alleanza dei Paesi democratici con gli Stati Uniti d’America, contrapposta alla minaccia totalitaria del Comunismo sovietico, avviandola sul cammino dell’integrazione europea e perseguendo soluzioni negoziate alle controversie territoriali postbelliche con l’Austria e la Iugoslavia.

Alla sua lungimiranza si deve l’apertura dei cattolici alla collaborazione con i non-credenti, che poi sarebbe stata raccomandata dalla Chiesa.

Oggi, molti riconoscono che De Gasperi era un cristiano di assoluto rigore morale, che aveva un alto senso dello Stato – inteso come imparzialità nell’esercizio del potere – e che concepiva l’impegno politico come servizio al bene comune.

Nicola Bruni