Il 2 luglio 2026 si sono compiuti 1000 giorni da quando è cominciato il genocidio del popolo palestinese, scatenato dallo Stato di Israele come smisurata rappresaglia per il massacro di circa 1200 israeliani perpetrato da terroristi di Hamas il 7 ottobre 2023. Su quel massacro, peraltro, aleggia il sospetto che sia stato favorito dal governo di Netanyahu, intervenuto con incredibile ritardo, al fine di avere un pretesto per lanciare un’offensiva di pulizia etnica e di espansione territoriale.
I dati ufficiali dicono che, in quei primi 1000 giorni, i morti ammazzati nella popolazione di Gaza sono stati almeno 73mila (senza contare quelli rimasti sepolti sotto le macerie), dei quali almeno 21mila bambini, e più di 173mila persone sono state mutilate o ferite.
Gaza è quasi completamente distrutta. L’esercito della Stella di Davide si è impadronito di circa il 70 per cento del suo territorio, scacciandone gli abitanti, costretti a cercare di sopravvivere in condizioni subumane, sotto tende precarie invase dai topi, in mezzo a fogne scoperte, con poco cibo, poca acqua, senza cure mediche, senza scuola, senza lavoro.
Dalla dichiarazione del “cessate il fuoco” dell’ottobre 2025, gli israeliani non hanno mai cessato di bombardare e di colpire i civili a Gaza, prendendo particolarmente di mira i bambini (ne sono stati uccisi 275).
Inoltre, dal 7 ottobre 2023 al 29 giugno 2026 gli israeliani hanno impunemente assassinato 1087 palestinesi, tra i quali 242 minori, nei territori occupati della Cisgiordania.
Tutto questo, il regime criminale di Netanyahu ha potuto farlo grazie al sostegno incondizionato degli Stati Uniti e alla complicità politica dell’Unione Europea e del Governo italiano. Un’infamia che resterà nei libri di storia.
Nicola Bruni
