Referendum: la magistratura da sottomettere

Non lascia dubbi l’impostazione data dai sostenitori del  alla campagna per il referendum sulla riforma della magistratura: si punta ad assoggettare i pubblici ministeri e la polizia giudiziaria al potere politico e ad intimorire in ambito disciplinare i giudici che “non lasciano lavorare il Governo”, cioè che non scrivono le sentenze come vorrebbero Meloni, Salvini e Tajani.

Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto con l’emanazione dei decreti attuativi e con l’approvazione di leggi ordinarie, qualora venisse confermata la modifica di sette articoli della Costituzione prevista dalla riforma del ministro Nordio. 

Si pensa, in particolare, ad un provvedimento che indichi ad una magistratura oberata di lavoro quali reati di maggiore allarme sociale perseguire con priorità, in modo da accantonare e mandare in prescrizione quelli corruttivi che coinvolgono la classe politica. 

Ricordo che si tratta di una legge costituzionale concepita interamente dal Governo, che ha rigettato qualsiasi proposta di emendamento, anche dei parlamentari della sua maggioranza, e che viene spacciata per “riforma della giustizia”, sebbene non si occupi né di accelerare i processi, né di aumentare gli organici dei tribunali, né di ridurre il sovraffollamento delle carceri. 

Il suo scopo dichiarato è la separazione delle carriere dei magistrati inquirenti e giudicanti, che però in pratica esiste già, poiché quelli che cambiano carriera (e possono farlo una sola volta) sono all’incirca l’1 per cento.

In effetti, al centro della riforma c’è l’indebolimento per scissione del Consiglio superiore della magistratura (CSM), istituito dall’Assemblea Costituente come organo unitario ed elettivo di autogoverno dei magistrati, con funzioni anche disciplinari. 

Al suo posto subentrerebbero tre organismi non elettivi, un CSM per i giudici, un CSM per i pubblici ministeri e un’Alta Corte disciplinare. L’inghippo nella composizione di questi consigli sta nelle diverse modalità di sorteggio: i rappresentanti dei magistrati sarebbero sorteggiati tra tutti gli appartenenti alla rispettiva categoria, mentre i membri “laici” (cioè politici) sarebbero sorteggiati da un ristretto elenco di nomi votati dalla maggioranza parlamentare di turno.

Ecco perché il ministro Nordio ha detto di non capire l’ostilità di Schlein a una riforma che aiuterebbe anche un eventuale governo della sinistra. 

Ecco perché io ho deciso di votare No.

Nicola Bruni