La preghiera blasfema di Trump

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel suo studio alla Casa Bianca, circondato da predicatori pseudocristiani, mentre pregano Dio che benedica le sue guerre “preventive” e protegga l’esercito americano, mandato a violare alla grande i comandamenti divini di “non uccidere” e “non rubare”.

È una sceneggiata da regime teocratico di quell’aspirante imperatore del mondo che, al pari del suo complice pseudoebreo Netanyahu, pretende di schierare Dio a protezione di imprese criminali di morte, distruzione e sopraffazione, sull’esempio di Hitler, che aveva adottato il motto “Gott mit uns” (Dio è con noi).

Per contrappeso, nei social media degli Stati Uniti è diventato virale questo messaggio di un giovane parlamentare democratico del Texas, James Talarico: “Non c’è nulla di cristiano nel nazionalismo religioso. Il cristianesimo parla di amore per il prossimo, misericordia e cura dei più deboli. Il nazionalismo parla di potere, paura e dominio”.

Infatti, nel Vangelo non si fa cenno a una difesa di confini nazionali. Gesù manda i suoi apostoli ad essere suoi testimoni presso tutti i popoli “fino agli estremi confini della Terra”, e chiama “beati” gli “operatori di pace”.  

Nel Vangelo non si parla di un’identità cristiana da contrapporre ad altri, ma di offese da perdonare, di affamati a cui dare da mangiare, di malati da curare, di stranieri da accogliere, di carcerati da visitare, senza distinzione di nazionalità o fede religiosa. Gesù dice: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me”. 

Nicola Bruni