I volteggi di una danzatrice acrobatica che, appesa con un cavo ad un braccio meccanico, ha interpretato un angelo al femminile. È stata questa la parte migliore di uno spettacolo deludente, messo in scena la sera del 5 agosto per la festa della Madonna della Neve, nella piazza di Santa Maria Maggiore, di fronte ad un pubblico formato in gran parte da turisti stranieri.
Era stata annunciata, con inizio alle ore 21, la tradizionale nevicata artificiale, in ricordo della nevicata miracolosa, coincidente con un sogno del papa Liberio, che il 5 agosto del 358 ricoprì il colle Esquilino, nel luogo dove poi fu costruita l’attuale basilica. Ma tra le 21 e le 22,30 si è visto solo poco nevischio artificiale, per non più di 5 minuti, e si sono sentite tante chiacchiere a vuoto, senza rispetto per il pubblico, che ad un certo punto si è messo a urlare “basta!” e ha cominciato ad andarsene.
A quel punto, me ne sono andato anche io, dopo aver assistito alle artistiche evoluzioni della danzatrice-angelo, purtroppo non valorizzate da un’illuminazione adeguata.
All’inizio, la fanfara dei carabinieri ha suonato alcuni pezzi, poi inspiegabilmente ha fatto dietrofront e ha lasciato la piazza, mentre un presentatore improvvisato non la finiva più di ringraziare questo e di ringraziare quell’altro.
Gli sproloqui di quel tizio sono stati intervallati dalle esibizioni canore di alcuni cantanti lirici sconosciuti, tra i quali un baritono che si è palesato “di grido” nel senso che ha gridato, più che cantato, il mortifero Inno di Mameli con il verso blasfemo della Vittoria “che schiava di Roma Iddio la creò”. Naturalmente, come atto di omaggio alla Madonna della Neve.
Nicola Bruni
