La mia anima gemella in Paradiso

Si sono compiuti quattro anni da quando, l’8 agosto 2021, la mia sposa Elina è entrata nella gioia del Paradiso. Un traguardo che lei aveva perseguito, fin da quando era bambina, con una grande fede in Dio, una vita di “normale santità quotidiana” e una “morte santa” pur tra le gravi sofferenze di una lunga malattia.

Mi manca molto la sua bella persona, che mi ha accompagnato per quasi mezzo secolo e mi ha fatto diventare papà di Paolo e Fabio. Ma io la sento sempre dentro di me, con quell’amore che ci siamo promessi “immenso ed eterno” nel sacramento del matrimonio il 3 luglio del 1974. 

Ogni volta che ripenso al prodigio della nostra unione – di come, io da Roma e lei da Catania, abbiamo potuto convergere nello stesso punto e poi “combaciare” così bene scoprendo di essere “anime gemelle” – torno a provare un senso di stupore. Stupore che in me si fa gratitudine a Dio per il dono ricevuto di una donna tanto meravigliosa da superare le più ambiziose aspettative dei miei sogni giovanili.

Quando ero bambino, e perdevo nei giochi natalizi della tombola e delle carte, la mia mamma cercava di consolarmi citando il proverbio “Sfortunato al gioco, fortunato in amore”. Io ci speravo, ma poi, da giovane adulto, quella pronosticata fortuna non la vedevo arrivare mai. 

Ho cercato con perseveranza “il grande amore della mia vita” frequentando molte ragazze, senza riuscire a trovarlo fino all’età di 31 anni. Ma ho saputo aspettare, evitando di impegnarmi in fidanzamenti precari. Fino a che – miracolo! – a Loreto, vicino al santuario della Madonna, in un convegno di professori cattolici, ho trovato Elina, e lei ha trovato me. 

Ci siamo trovati, come fatti l’uno per l’altra, e dopo una frequentazione di appena cinque giorni ci siamo scelti, per sempre.

Nicola Bruni