Elina apparsa in sogno

(14 febbraio 2022) La scorsa notte la mia sposa Elina mi è apparsa in sogno. E’ la prima volta, a sei mesi dalla sua morte, che ricordo di averla sognata. Aveva l’aspetto giovanile dei suoi quarant’anni, snella, capelli biondi ben pettinati, un viso fresco e sulle labbra quel rossetto pink che avevamo scelto insieme in una profumeria di Via Appia, a Roma. Era acchittata come se stesse per uscire di casa. Indossava un vestito azzurro, il colore che le donava di più. Mi guardava con i suoi grandi occhi verdi sorridenti e un’espressione dolcissima diversa dal solito. L’ho abbracciata e stavo per baciarla, ma mi sono trattenuto per non guastarle il rossetto sulle labbra. A quel punto la visione è svanita.

Mi sono svegliato felice. Elina era venuta a farmi visita per la festa degli innamorati: segno che lei mi è realmente vicina, così come io la sento.

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Questa foto è del 3 luglio 1985, undicesimo anniversario del nostro matrimonio. Lei aveva 45 anni, io 43. Eravamo in vacanza al mare di Taormina, con i nostri due figli, Paolo di 9 anni e Fabio di 6.

Elina dopo la duplice maternità si era fatta più bella e, nel giorno della foto, l’abbronzatura solare le dava un’ulteriore pennellata di splendore. A quel tempo, lei era insegnante di Lettere in una scuola media di Roma. Mi raccontava, sbalordita, che i suoi alunni, anche quelli più irrequieti, stavano incantati ad ascoltarla mentre parlava in classe. Io attribuivo quel suo potere magico da “incantatrice di serpenti” all’effetto “fascino” della saponetta Camay, che – come assicurava uno slogan pubblicitario – “seduce, seduce, seduce… tre volte”.

Prima che io avessi avuto la fortuna di incontrarla e di farmi incantare da lei nel 1973, gli amici la chiamavano Soraya, per la sua somiglianza con la bellissima principessa iraniana, già moglie dello scià di Persia Reza Pahlavi. Una volta, alla stazione Termini di Roma, due “paparazzi” si misero a bersagliarla con i flash scambiandola per quella diva, finché lei aprì bocca e, calcando la pronuncia dialettale, disse: “Ma quale Soraya! Io siciliana sono!”. Era anche spiritosa.

Elina e io siamo stati profondamente innamorati, per 48 anni. Andavamo d’accordo o ci accordavamo su tutto. Abbiamo condiviso fede e ideali, gioie e dolori, salute e malattia. La mia vita accanto a lei è stata per me un meraviglioso sogno da “libro dei sogni”, ma un sogno vero. Grazie a Dio.

Dallo scorso 8 agosto siamo sposi innamorati “a distanza”.

Nicola Bruni

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