Coppi, “il Campionissimo”, prigionieri degli inglesi

“Un uomo solo è al comando; la sua maglia è bianco-celeste; il suo nome è Fausto Coppi”. Aprendo con questo trionfale annuncio la radiocronaca Rai di una tappa di montagna del Giro d’Italia 1949, il giornalista Mario Ferretti tramandò alla storia del ciclismo un’epica impresa del “Campionissimo”, che poi giunse al traguardo con 11′ 52″ di distacco sul secondo arrivato, Gino Bartali, suo grande rivale e amico.

Coppi, soprannominato anche “l’Airone“, fu il corridore più famoso e vincente dell’epoca d’oro del ciclismo: primatista dell’ora su pista dal 1942 al 1956 (con 45,798 km), vinse cinque volte il Giro d’Italia (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953), due volte il Tour de France (1949 e 1952), due volte il campionato del mondo su pista (1947 e 1949), una volta quello su strada (1953) e moltissime competizioni minori.

Nato il 15 settembre 1919 a Castellania (oggi denominata Castellania Coppi) in provincia di Alessandria, da una famiglia di contadini, morì a Tortona il 2 gennaio 1960, all’età di 40 anni, per un’infezione di malaria contratta durante un viaggio nell’Alto Volta (attuale Burkina Faso).

Precettato per il servizio militare di leva nella primavera del 1940, ottenne una licenza per partecipare al Giro d’Italia, che vinse – a 20 anni – il 9 giugno. L’indomani mattina i giornali titolavano sulla vittoria sportiva del “coscritto Fausto Coppi”,mentre Mussolini si preparava ad annunciare l’entrata in guerra dell’Italia contro la Francia e la Gran Bretagna.

La guerra non risparmiò il campione di ciclismo, che nel novembre nel 1942 fu spedito in Tunisia come caporale di fanteria, il 13 aprile 1943 fu fatto prigioniero dagli inglesi a Capo Bon, e poi fu detenuto in due campi di concentramento in Tunisia e in Algeria. Fu rimpatriato nel novembre 1944 a Napoli come autista di un ufficiale inglese, e solo nel 1945 poté riprendere l’attività agonistica.

Nicola Bruni