L’8 aprile del 2012, domenica di Pasqua, ero con mia moglie Elina in Calabria a Dasà, il paese di mio padre. Questa foto ci ritrae all’uscita dalla Messa celebrata nella chiesa parrocchiale di San Nicola e San Michele.
Il martedì successivo avremmo assistito alla tradizionale ‘Ncrinata (o Affruntata), la processione con l’incontro delle statue di Gesù Risorto, della Madonna e di San Giovanni Apostolo, quest’ultimo in funzione di messaggero. Un rito che si rinnova ogni anno da secoli e che appassiona e commuove gli abitanti di quell’antico borgo, sorto su un declivio collinare circondato da boschi di ulivo e bagnato da un torrente.
Elina e io ci andammo da soli, viaggiando in macchina, per una vacanza di relax, mentre i figli, ormai grandi, erano rimasti a Roma.
A Dasà, i miei genitori ci hanno lasciato una casa, in una palazzina a due piani con garage. Nella terrazza c’è una pergola, che fu impiantata da papà Peppino nel 1977 e ancora produce uva bianca di qualità malvasia. Sotto una sporgenza del tetto c’è un nido di rondini, che vi abitano in tre vani contigui.
Nel tranquillo cimitero del paese, in mezzo alla campagna, sono sepolti insieme papà (dal 1983) e mamma (dal 1984).
A Dasà incontrammo cordialmente le famiglie dei miei cugini Tina e Pasquale, comprendenti numerosi figli e nipoti. Nel vicino borgo di Arena, a circa 500 metri di altitudine, andammo a visitare il palazzetto in cui nacque e visse fino al matrimonio mia madre, Stella Cesarelli. Il cugino Domenico lo aveva trasformato in una specie di museo, con quadri, arazzi, statue e alcuni reperti di antiquariato, tra i quali una grande macchina fotografica da studio che Stella usava per il suo lavoro di fotografa.
Io, pur essendo nato a Roma, ho mantenuto un legame affettivo con quei luoghi, dove andavo da bambino a trascorrere parte delle vacanze scolastiche.
Negli ultimi tre anni, dopo la morte di Elina, ci sono tornato nel periodo estivo con un figlio e ho partecipato, ogni volta, ad un gioioso pranzo di Ferragosto in montagna, sotto gli alberi, con una folta comitiva di paesani e di villeggianti.
Nicola Bruni
