Le ragioni del NO al referendum sulla magistratura

La riforma Nordio della magistratura, sulla quale gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi in un referendum, viene spacciata per “riforma della giustizia”, ma non contiene nessuna norma per ridurre le lungaggini dei processi (utili agli avvocati azzeccagarbugli per ottenere la prescrizione dei reati). E non introduce neppure la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, che c’è già. Infatti, già ora ogni magistrato, appena assunto, deve decidere in quale dei due ruoli lavorare e può cambiare una sola volta, ma pochissimi lo fanno.

In realtà, al centro della riforma c’è la scissione del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), istituito dall’Assemblea Costituente come organo di autogoverno dei magistrati, con funzioni anche disciplinari. Queste funzioni, sotto il regime fascista, le esercitava il ministro della Giustizia, che sorvegliava la magistratura e poteva sanzionarla. 

I padri costituenti capivano che la separazione dei poteri è una garanzia indispensabile di democrazia, che il cittadino non è sicuro se si trova davanti inquirenti e giudici che prendono ordini e possono essere puniti dal governo. 

Per questo la Costituzione stabilisce che il CSM sia composto per due terzi da magistrati ordinari, eletti dai colleghi, e per un terzo da professori di giurisprudenza e avvocati di grande esperienza, i cosiddetti membri laici, eletti dal Parlamento. Le attuali norme prevedono che il CSM dialoghi con il potere politico, ma sia libero nelle sue scelte. 

La riforma del ministro Nordio indebolisce il Consiglio Superiore della Magistratura, sostituendolo con tre organismi: un CSM per i giudici, un CSM per i pubblici ministeri e un’Alta Corte con funzioni disciplinari. I due CSM, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica, sarebbero composti da membri estratti a sorte per due terzi tra i magistrati e per un terzo da un elenco di professori di diritto e avvocati compilato per elezione dal Parlamento in seduta comune. Dell’Alta Corte farebbero parte 3 membri nominati dal Presidente della Repubblica, 3 estratti a sorte da un elenco compilato per elezione dal Parlamento in seduta comune e altri 9 estratti a sorte tra i magistrati delle due categorie con determinati requisiti. 

L’aspetto più assurdo di questa riforma è l’estrazione a sorte dei consiglieri, cosa non prevista in nessun consesso democratico. Si tratta di un meccanismo di casualità della scelta, che non premia la competenza e il merito, ma punta a rafforzare il peso della componente di estrazione parlamentare e l’influenza governativa. Ed è chiaro che l’attuale coalizione politica di centrodestra, poiché non riesce ad ottenere la maggioranza nel CSM con i voti dei magistrati, spera di ottenerla con il sorteggio. 

Si aggiunga il fondato sospetto che questa riforma sia il primo passo per sottoporre i magistrati inquirenti al controllo del governo, come avviene per esempio negli Stati Uniti di Trump, e che serva a bloccare le inchieste “scomode” per il potere, a intimidire i giudici non allineati e a stabilire quali reati siano da perseguire e quali no. Lo ha ammesso lo stesso ministro Nordio, dicendo di non capire l’ostilità di Schlein a una riforma che aiuterebbe anche un eventuale governo della sinistra.

Nicola Bruni