Come ci si prepara al Paradiso

La testimonianza di Stefano Scarpellino

Aveva ricevuto prima di Natale del 2024, a 55 anni, la diagnosi infausta di due tumori cerebrali maligni, Stefano Scarpellino, assistente capo della Polizia di Stato e corista volontario della chiesa di San Giuda Taddeo a Roma.

Lui aveva una grande fede in Dio, condivisa con la moglie Sonia Russo, sposata nel 2001, e i due figli, Leonardo e Maria Serena, di 22 e 18 anni.

Perciò, non si è abbattuto e non si è mai lamentato, come ha ricordato un amico. Ma si è preparato con fede all’eventualità di un imminente trapasso alla vita eterna, mentre affrontava la dolorosa via crucis di due interventi chirurgici al cervello, seguiti da inefficaci trattamenti chemioterapici.

Lo hanno sostenuto la preghiera, la frequenza quotidiana all’Eucarestia e la dedizione amorevole dei familiari e di tanti amici, che si sono prodigati nell’assisterlo.

Stefano è spirato alle 7 del mattino di venerdì 9 gennaio 2026, nella sua casa, circondato dai suoi cari.

Il giorno seguente, alla Messa di addio, presieduta dall’amico vescovo don Dario Gervasi e concelebrata da nove sacerdoti, la chiesa della sua parrocchia era gremita di gente commossa. La moglie e alcuni amici, parlando dall’ambone, hanno reso testimonianza della sua fede genuina. Hanno anche detto di lui: “Era un uomo profondamente buono”, “Era un uomo forte nella sua mitezza”.

Nell’omelia, don Dario ha rilevato che il decorso della malattia di Stefano ha coinciso con l’anno giubilare, concluso per lui con l’ultima Unzione sacramentale dei malati impartitagli dallo stesso vescovo il 1° gennaio 2026 “come passaggio della Porta Santa verso il Paradiso”.

Nicola Bruni