12 dicembre 2025 – Il verbo “diciamo” è divenuto, da un po’ di tempo, un intercalare della lingua parlata sempre più dilagante nelle conversazioni dei salotti televisivi e radiofonici, nelle interviste vocali, nei discorsi improvvisati dei politici, persino sulla bocca di importanti e valenti giornalisti della carta stampata quando parlano in tv. Un intercalare che ha largamente sostituito il sinonimo “Come dire”, molto di moda fino a qualche anno fa.
Può essere usato per guadagnare tempo al fine di pensare la conclusione di una frase, ma può essere anche un sintomo di scarsa padronanza del vocabolario italiano e, in definitiva, una scusante per un uso poco appropriato della lingua.
Di recente, mi ha fatto una penosa impressione il gran numero di “diciamo”, di cui ha infarcito le sue risposte la presidente del Consiglio Giorgia Meloni – come per un tic emotivo – nell’intervista da lei concessa al direttore del Tg7 Enrico Mentana. Mi sono, infatti, ricordato che questo intercalare non compare mai nei suoi discorsi ufficiali preconfezionati e negli spot televisivi, da lei registrati verosimilmente sotto la guida di esperti nella comunicazione linguistica.
Poi, questa mattina, ascoltando su Radio 3 Rai la rassegna stampa internazionale e la rassegna della stampa italiana ho osservato che i “diciamo” venivano “seminati” nel discorso dai rispettivi conduttori (due autorevoli giornalisti) come il formaggio grattugiato sui maccheroni. A tal punto che io correvo il rischio di esserne distratto dai contenuti delle notizie riportate.
Per giunta, questa sera, ho sentito fiorire i “diciamo” persino sulla bocca di tutti e quattro gli interlocutori del talk-show televisivo Otto e Mezzo su La7, compresa la bravissima Lilli Gruber. Allora mi è venuto spontaneo commentare con l’ironica espressione romanesca: “Annamo bene! Annamo proprio bene!”.
Nicola Bruni
