Idra 1964 – Che notte quella notte!

Vada a Idra di sabato – mi consiglia il portiere dell’albergo di Patrasso -: è l’isola oggi di moda tra la gioventù di Atene”. Ci arrivo un sabato sera, nell’estate del 1964, con un vaporetto partito dal Pireo. 

Idra è un’isola montuosa che vive di pesca e di turismo. Qui gli unici mezzi di trasporto sono le barche e gli asini. Non vi è neppure una macchina perché non ci sono strade, e in molte case manca la corrente elettrica. Il luogo è però uno dei più pittoreschi della Grecia. Il paese si erge ad anfiteatro su un’altura che domina la piccola baia con il porto. C’è il tutto esaurito negli hotel e nelle pensioni di Idra, e l’azienda turistica fa quello che può per sistemare gli ospiti stranieri giunti, come me, senza prenotazione. Bisogna accontentarsi di un alloggio di fortuna nel sobborgo di Kamini. 

Fa da guida un pescatore. Salgo, con quattro ragazzi americani, su una barchetta a motore che si avvia scoppiettando. Costeggiamo una sporgenza rocciosa e ci infiliamo in una piccola insenatura. Il conducente lega la barca ad un grosso bastone e saltiamo a terra. Due dracme a testa per il suo disturbo e l’omino ci affida a una donnetta che ci fa cenno di seguirla. 

Kamini è un villaggio di pescatori, poche decine di case che dal mare si arrampicano su un pendio. Imbocchiamo un vicoletto tortuoso in salita e raggiungiamo il cancello di una villetta. La nostra guida tira la corda di una campanella. La padrona di casa viene ad aprire in camicia da notte e con un lume a petrolio in mano. Passiamo per un giardinetto. La casa è senza luce elettrica, ma in compenso è pittoresca, pulita e arredata con gusto. Saliamo al piano di sopra per una scala di legno dipinta di rosso, il pavimento è celeste, le pareti sono bianche e le finestre blu. La signora ci indica i letti: sono tre in tutto, mentre noi siamo in cinque. Capiamo che due di noi dovranno coricarsi su materassi distesi a terra. Poco male. 

Sono le ore 23. Lasciamo nella casa i nostri zaini e, dopo aver rifatto all’indietro la stessa strada, prendiamo un altro taxi acquatico e torniamo a Idra, dove ci separiamo. 

Dai night club disseminati sul lungomare viene l’eco del buzuki – un ritmo che al momento fa furore in Grecia – e la voce un po’ rauca del cantante nazionale Casagidis. In uno di questi locali, che mi è stato indicato come un ritrovo di artisti, si mangia qualcosa, si beve uzo, un liquore all’anice, e si ascolta la musica di un jukebox, mentre alcune coppie ballano. Attacco a parlare con una ragazza francese, Gisèle. Studia architettura a Parigi e le piace dipingere. Mi racconta che in quest’isola si danno convegno artisti di vari paesi. Converso e ballo con lei fino a notte fonda. Poi andiamo sulla spiaggia per vedere l’alba sul mare. Infine, ci salutiamo con una stretta di mano e due bacetti sulle guance.

Torno alla villetta sul far del mattino. Apro il cancello e la porta con le chiavi che mi sono state date e raggiungo la camera da letto. I miei compagni americani sono immersi nel sonno. Scopro con piacere che mi hanno lasciato libera una delle tre brande. Mi distendo anch’io e mi dico: “Buona notte! Anzi, buon giorno!”.

Nicola Bruni