Sogni al computer

Come può immaginare chi mi segue su Facebook, io passo diverse ore del giorno alla tastiera del computer. Leggo, scrivo e pubblico un articolo o un racconto corredandolo con una o più foto, faccio ricerche nel web o nel mio archivio digitale, aggiorno un testo già pubblicato, rispondo ai commenti dei lettori. 

È inevitabile, quindi, che mi capiti di fare le stesse cose in sogno, mentre dormo. Poi mi sveglio e mi accorgo di trovarmi in una situazione analoga a quella del poeta inglese John Keats, sepolto a Roma, il cui nome fu “scritto sull’acqua”.

Nel mio caso, tutto quello che avevo ideato, realizzato e creduto di fissare nella memoria del pc è svanito nel buio della notte. A volte me ne rimane un pallido ricordo, al quale mi appiglio per estrarre dal mio subconscio una storia o una storiella.

Una notte mi è venuto in mente di fare uno scherzo a quei lettori di Facebook che praticano la cultura delle citazioni e, per manifestare il loro pensiero, si trincerano dietro una frase altisonante, spacciata come verità indiscutibile e attribuita ad un celebre personaggio, frase di cui non si indica mai la fonte, cioè da quale pubblicazione sarebbe stata tratta. 

Spesso quelle citazioni non verificate sono frutto di un “copia e incolla” che si trasmette da un utente all’altro di Facebook come in una catena di Sant’Antonio

Allora lo scherzo che ho immaginato di fare ai cultori del ramo, è consistito nell’inventare citazioni farlocche che ora non ricordo, ma che posso facilmente reinventare. Del tipo:

“Sei per otto quarantotto”, Pitagora;

“Era una notte buia e tempestosa”, Lev Tolstoj;

“Qui si fa l’Italia e non si muore”, Maria Montessori;

“Ride ben chi ride a bocca chiusa”, Giovanni Boccaccio.

Nicola Bruni