Primo giorno da giovane prof con 90 studentesse

Era il 12 ottobre del 1969 quando, dopo 15 mesi di servizio militare vissuti in caserme per soli uomini, tornai all’insegnamento in una scuola per sole donne, l’Istituto tecnico femminile Margherita di Savoia in Via Panisperna, al centro di Roma. Avevo ottenuto un incarico triennale, poi prorogato, su una cattedra di italiano e Storia con Educazione civica.

Mi ero laureato in Lettere moderne nel 1965 e, prima di allora, avevo insegnato per un triennio in sezioni miste di scuola media. Ero anche giornalista-pubblicista e assistente volontario di Filologia romanza e Storia della lingua italiana all’università di Chieti.

Inizialmente mi furono assegnate tre classi – due terze e una prima, dell’indirizzo per Periti aziendali e corrispondenti in lingue estere – con una novantina di ragazze, quasi tutte carine, alcune bellissime, tra i 14 e i 17 anni.

Il primo giorno ero molto emozionato, mi tremavano le mani. Dovetti superare l’imbarazzo di avere gli occhi di tutte quelle ragazze puntati su di me. Mi ero presentato indossando una capigliatura castana ancora abbondante e un elegante completo grigio chiaro, sul quale spiccava una cravatta dai colori vivaci.

Le mie alunne parvero piacevolmente sorprese dal mio arrivo. Erano curiose di sapere “tutto” su di me.

Allora avevo appena 28 anni, non ancora compiuti, ma quando mi interrogarono sulla mia età, perché non mi giudicassero troppo vecchio dissi che ero coetaneo del pugile Cassius Clay, campione del mondo in carica. E alla domanda se fossi fidanzato, risposi sinceramente: “Non ho ancora trovato il mio tipo”.

Quel giorno, ci limitammo a fare una reciproca conoscenza. 

Inoltre, io esposi il metodo di lavoro che avrei adottato. Una delle cinque ore settimanali di italiano sarebbe stata dedicata a conversazioni su argomenti di attualità culturale, sociale, di politica interna o internazionale o alla lettura comparata e critica di diversi quotidiani, allo scopo di arricchire la conoscenza del lessico in quei campi, stimolare l’interesse delle allieve per quegli argomenti, fornire spunti per discussioni da tenere in classe e abituare le ragazze a esporre il proprio pensiero in pubblico.

Dissi, poi, che era mia intenzione stabilire con ciascuna di loro un rapporto sereno e amichevole, nella distinzione dei ruoli, e che nella valutazione finale avrei tenuto conto dell’attiva partecipazione alle mie lezioni.

In quella scuola, rimasi ad insegnare, con grande soddisfazione professionale e personale, fino al 1974.

A distanza di oltre 40 anni, a partire dal 2015, ho ritrovato, grazie a Facebook, una settantina delle 250 allieve che ebbi in quel periodo, scoprendo con piacere che tutte conservavano ancora un buon ricordo di me. 

Tra di esse, ce ne sono addirittura 12 che furono testimoni del mio esordio nell’ottobre del 1969 al “Margherita di Savoia”: Gabriella Angelini, Gabriella Carloni, Maria Grazia Ciceroni, Stefania Oddone, Anna Pedrinzani, Giuliana Perini e Carla Risa, della I F; Margherita Bruni, Tiziana Mancaniello e Orietta Tocci, della III F; Mary Pennella e Marilena Tucci, della III E. Ora sono diventate mie amiche.

Nicola Bruni

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Nella foto, sono con la Terza F – 1969/70 dell’Istituto tecnico femminile Margherita di Savoia di Roma.