Varcare per la prima volta la Cortina di ferro del blocco sovietico, mi emoziona. Il treno partito da Vienna alle 21,55, e diretto a Varsavia, fa una lunga sosta alla frontiera cecoslovacca per i controlli dei passaporti e dei bagagli, poi un’altra a quella polacca. Qui siamo avvertiti di avanzare di un’ora l’orologio, dalle 4,10 alle 5,10. Si vedono passare ferrovieri e poliziotti armati di mitra. Lo scompartimento è visitato da una graziosa doganiera, non più di 25 anni, bionda, esile, che si limita a registrare le dichiarazioni dei passeggeri.
Alla stazione di Katowice – è ormai giorno – bandiere polacche e bandiere rosse del Partito Comunista. Una folla di operai prende d’assalto il treno per recarsi al lavoro.
Sotto la pensilina della stazione di Czestochowa, spicca una gigantografia di Jurij Gagarin, il primo uomo inviato nello spazio dall’Unione Sovietica nel 1961. Czestochowa è sede del più celebre santuario della Polonia, quello della Madonna Nera, ma non c’è nessun richiamo turistico per il luogo sacro.
Un giovane, accomiatandosi da una ragazza che sta per salire sul treno, le bacia la mano con galanteria. Quel gesto mi piace, e io decido di importarlo in Italia per corteggiare alcune amiche.
Nicola Bruni
*
Da un articolo con appunti di viaggio in Polonia, pubblicato nel settimanale IL NOSTRO TEMPO, 4 ottobre 1964. Nella foto, avevo 23 anni.
