Polonia 1964, baciamano alla stazione

Varcare per la prima volta la “Cortina di ferro” del blocco sovietico, confesso che fa un certo effetto. Il treno partito da Vienna alle 21,55, e diretto a Varsavia, fa una lunga sosta alla frontiera cecoslovacca per i controlli dei passaporti e dei bagagli, poi un’altra a quella polacca. Qui siamo avvertiti di avanzare di un’ora l’orologio, dalle 4,10 alle 5,10. Sono i primi chiarori dell’alba. Si vedono passare ferrovieri e poliziotti armati di mitra.

Lo scompartimento è visitato da una graziosa doganiera, non più di 25 anni, bionda, esile, con un’elegante divisa azzurra. La fanciulla è gentile, si limita a registrare le dichiarazioni dei passeggeri e distribuisce sorrisi per compensare del disturbo.

Alla stazione di Katowice – è ormai giorno – bandiere polacche e bandiere rosse del Partito comunista. Una folla di operai prende d’assalto il treno per recarsi al lavoro. Una ragazza fa scendere due valigie dal finestrino, aiutata da un facchino in divisa con una buffa scritta sul berretto, “bagazowi”.

Sotto la pensilina della stazione di Czestochowa, spicca una gigantografia di Jurij Gagarin, il primo uomo inviato nello spazio dall’Unione Sovietica nel 1961. Czestochowa è sede del più celebre santuario della Polonia, quello della Madonna Nera, dove ogni anno si recano in pellegrinaggio milioni di cattolici polacchi. Ora, quel Gagarin messo lì, e l’assenza di qualsiasi richiamo, sia pure turistico, al santuario, dà tanto il senso di una provocazione.

Un giovane, accomiatandosi da una ragazza che sta per salire sul treno, le bacia la mano con galanteria. Quello del baciamano è un costume ancora molto diffuso in Polonia, dove – mi dicono – le donne amano molto farsi corteggiare. […]

Nicola Bruni
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Da un articolo con appunti di viaggio in Polonia, pubblicato nel settimanale IL NOSTRO TEMPO, 1° ottobre 1964.

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