Ho trovato tra le foto di famiglia questa bella immagine di Elina, la mia sposa che dal 2021 è in Paradiso.
La foto è dell’estate del 1962, quando lei aveva 22 anni. Le fu scattata alle isole Eolie, dove era in vacanza con alcune amiche.
All’epoca, Elina insegnava a Catania come maestra in un corso popolare per adulti analfabeti e come catechista nella parrocchia del Sacro Cuore. Inoltre, frequentava l’università ed era ormai prossima a laurearsi in Pedagogia con una tesi sul filosofo irlandese George Berkeley.
Non era stata mai fidanzata, ma nel suo cuore palpitava il desiderio di un amore “esclusivo, immenso ed eterno”, come quello che per grazia di Dio avrebbe incontrato in me undici anni più tardi. Allora infilò nel volume della sua tesi di laurea una pansé, che io riportai alla luce nel 1985: “Era la viola di un pensiero – mi disse – profeticamente dedicato a te”.
Una sua amica ed ex allieva di catechismo me l’ha descritta come “una ragazza seria, buona, brava e gioiosa”, che, pur essendo molto bella, non dava importanza alla sua bellezza.
Ho potuto apprezzare, in 47 anni di matrimonio, alcune grandi doti di Elina che si sono riverberate positivamente su di me: la forza d’animo, la dolcezza, la buona educazione, il buon gusto, la sua naturale raffinatezza. Non le ho mai sentito dire una parolaccia.
A cementare il nostro matrimonio come sacramento ha svolto un ruolo fondamentale la condivisione della fede cristiana e del senso di appartenenza alla Chiesa. Tutte le domeniche andavamo alla Messa insieme, tutte le sere ringraziavamo insieme il Signore.
Abbiamo condiviso anche l’amore per i figli, la passione per l’insegnamento, una ripartizione dei compiti all’interno della famiglia. Ci siamo sostenuti a vicenda nei momenti difficili. E ci siamo a poco a poco amalgamati fino a riconoscerci come “anime gemelle”.
Elina è stata ed è tuttora un grande dono di Dio per me.
Nicola Bruni
