Sono molto contento per la grande vittoria del NO nel referendum sulla modifica non condivisa di sette articoli della Costituzione, voluta dal governo di destra-centro allo scopo di assoggettare la magistratura al controllo del potere politico.
Ho dato, da giornalista, il mio contributo di idee alla battaglia referendaria per il NO con dieci articoli pubblicati su Facebook, che hanno ottenuto complessivamente 160mila visualizzazioni, come rilevato negli insight da Meta.
La Costituzione deve essere attuata in tutte le sue norme, non stravolta da forze politiche minoritarie nel Paese che hanno conquistato la maggioranza parlamentare grazie ai trucchi di una legge elettorale truffaldina e sembrano aspirare ad un potere assoluto.
La foto mi ritrae mentre esco dal seggio elettorale della scuola media Mommsen di Roma, il 22 marzo 2026, dopo aver votato in difesa della Costituzione.
Anche questa volta, il mio seggio elettorale è stato allestito in un’aula nella quale io avevo insegnato per otto anni, da professore di Lettere, tra il 1997 e il 2005. E mi piace ricordare che tra i miei insegnamenti di Educazione civica trovavano ampio spazio i principi e i valori della nostra Costituzione repubblicana e democratica.
Un’altra grande soddisfazione l’ho ricevuta la sera del 12 aprile, quando si sono conosciuti i risultati delle elezioni politiche in Ungheria, che hanno segnato la netta sconfitta dell’autocrate filorusso e antieuropeista Viktor Orbán e del suo modello di “democrazia illiberale”. Ha stravinto, ottenendo una maggioranza di oltre i due terzi in Parlamento, il candidato europeista Péter Magyar, e con lui l’Unione Europea, che era stata paralizzata in molte decisioni dall’ostruzionismo del governo di Budapest.
Il risultato è tanto più eclatante poiché la rielezione di Orbán era stata apertamente sostenuta da Donald Trump, dal suo vice J. D. Vance (intervenuto in un comizio a Budapest), da Vladimir Putin, da Giorgia Meloni, da Matteo Salvini e da tutta l’internazionale “sovranista” di estrema destra.
L’Ungheria, che visitai nel 1967 e nel 2012, è un Paese che mi sta particolarmente a cuore, perché, da ragazzo, a novembre del 1956, partecipai con passione alle manifestazioni studentesche organizzate a sostegno della rivoluzione democratica del popolo ungherese, che fu stroncata nel sangue dai carri armati dell’Unione Sovietica di Krusciov.
Nicola Bruni
