L’economia del genocidio in Palestina

“Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio” s’intitola il Rapporto sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati che la relatrice speciale, l’italiana Francesca Albanese, ha presentato all’Onu il 30 giugno 2025. 

Il documento analizza l’evoluzione dell’occupazione israeliana in Palestina, che da progetto coloniale ha raggiunto ormai il livello di una “economia del genocidio”. E denuncia l’esistenza di una rete internazionale di interessi economici e industriali – governi, aziende, banche e istituzioni accademiche – che alimentano direttamente o indirettamente l’apparato bellico israeliano impiegato per l’occupazione, l’apartheid e ora il genocidio della popolazione palestinese, traendone alti profitti e configurando una complicità sistemica in gravi violazioni del diritto internazionale.

Settori chiave come l’industria militare, il settore tecnologico, il sistema finanziario e quello accademico – argomenta Albanese – sono profondamente integrati nell’infrastruttura dell’occupazione. 

In particolare, il rapporto documenta come importanti imprese (tra cui l’israeliana Elbit Systems, le multinazionali statunitensi Lockheed Martin, Google, Microsoft, Amazon e l’italiana Leonardo) abbiano fornito allo Stato di Israele strumenti, tecnologie e supporto logistico che hanno alimentato il massiccio utilizzo della forza contro la popolazione civile palestinese. Queste collaborazioni includono forniture di armamenti, sistemi di sorveglianza biometrica, analisi predittive tramite intelligenza artificiale e servizi informatici “cloud” per le operazioni militari.

Albanese richiama esplicitamente la responsabilità penale internazionale sia degli Stati sia delle imprese e dei loro dirigenti, ricordando che il diritto internazionale impone obblighi chiari in materia di prevenzione, astensione e disimpegno da attività che alimentino crimini gravi, compreso il genocidio. 

Un’attenzione particolare viene riservata nel rapporto al ruolo delle università, considerate parte integrante dell’apparato di oppressione, e alla loro responsabilità nella perpetuazione del regime di apartheid e nella produzione di conoscenze, tecnologie e narrazioni funzionali all’occupazione che cancellano la storia palestinese.

Per questa sua denuncia, Francesca Albanese è stata sottoposta a sanzioni dal Governo degli Stati Uniti, complice del genocidio, e rischia addirittura la vita. Ma il Consiglio dei diritti umani dell’Onu l’ha confermata fino al 2028 nel suo incarico gratuito di relatrice speciale sulla Palestina occupata. E da molte parti si leva la proposta di conferire a Francesca Albanese il Premio Nobel per la Pace 2025.

Nicola Bruni