Il Natale di Gesù non è un fiaba rosa

Il Natale di Gesù non è una fiaba rosa, ma un evento drammatico, perché Dio volle farsi uomo nella persona di Gesù, nascendo come un povero figlio di immigrati senza casa costretti a cercare riparo in una stalla per il parto, e poi a rifugiarsi da profughi in Egitto per sottrarsi alla persecuzione assassina di Erode.

Non è una fiaba rosa, perché Dio, invece di manifestarsi sulla terra come un uomo già adulto, preferì nascere piccolissimo e da una donna, cioè da una creatura appartenente a quella che l’universo maschile dell’epoca considerava la sottospecie femminile del genere umano, costretta ad una condizione di inferiorità giuridica, sociale e politica, che in parte si perpetua nel mondo di oggi. Così facendo, ha innalzato quella donna all’altissima dignità di Madre di Dio, e di riflesso ha rivalutato e onorato grandemente l’universo femminile di tutti i tempi.

Non è una fiaba rosa, perché Dio scelse di essere concepito come essere umano, per opera dello Spirito Santo, da una “ragazza madre”, la Vergine Maria, promessa sposa di Giuseppe (“uomo giusto” che non la ripudiò e adottò il Bambino), affermando in questo modo l’assoluta sacralità della maternità della donna al di là di ogni convenzione giuridica e sociale, e in particolare di quella barbara convenzione che prescriveva (e ancor oggi prescrive in alcuni Paesi) la lapidazione della donna incolpata di adulterio.

Non è una fiaba rosa, perché Dio, nella persona del Figlio, si incarnò nel corpo della Vergine Maria, assumendo la forma di un embrione umano fin dall’annuncio dell’angelo Gabriele, della stessa specie di quegli embrioni a cui molti presunti sapienti di questo mondo negano il sacrosanto diritto alla vita insito in ogni creatura umana.

Non è una fiaba rosa, perché Gesù decise di nascere e restare, come uomo, un Ebreo osservante fino alla celebrazione della Pasqua ebraica nell’Ultima cena, e fu poi crocifisso dai Romani come Giudeo, “re dei Giudei”: figlio di quel “popolo eletto” dei discendenti di Abramo, “fratelli maggiori dei Cristiani”, che, diciannove secoli dopo, un’orribile menzogna razzista e blasfema avrebbe preteso di bollare come razza impura e malefica condannandola allo sterminio.

Non è una fiaba rosa, infine, perché oggi il Natale di Gesù è, in prevalenza, una festa senza il festeggiato. Il Figlio di Dio nato per noi è il grande assente della kermesse natalizia dei consumi, dei regali, delle luminarie, dei cenoni e dei veglioni, spesso sostituito dal pupazzo di un obeso Babbo Natale. Una festa dell’opulenza e dello spreco che, salvo lodevoli eccezioni, esclude i poveri e gli emarginati: proprio quegli “ultimi della terra” che il Salvatore convocò, scegliendoli tra i pastori della campagna di Betlemme, come primi gioiosi testimoni della sua venuta al mondo.

Nicola Bruni

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Adorazione dei pastori, dipinto di Girolamo Siciolante detto Sermoneta (1560-1565), nella chiesa di Santa Maria della Pace a Roma.

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