Elina catechista

Con il mese di ottobre sono ripresi i corsi di catechismo nella mia parrocchia romana, e per la Messa domenicale delle ore 10 la chiesa di San Giuda Taddeo è tornata a riempirsi di bambini e bambine, dagli otto anni in su. 

A quelli più piccoli che devono ancora imparare a farsi il segno della croce (i genitori non glielo hanno insegnato), il parroco ha spiegato che si deve toccare con la mano destra prima la fronte, poi il petto, la spalla sinistra e la spalla destra.

Ho notato con piacere la presenza aggiuntiva, quest’anno, di due nuove maestre volontarie di catechismo, di età tra i 50 e i 60 anni, che trattano con molto garbo e premura i pischelletti e le pischellette a loro affidati. 

Il loro comportamento mi ha fatto ricordare che anche la mia sposa Elina (salita in Paradiso nel 2021), in età giovanile, aveva operato appassionatamente come catechista nella parrocchia del Sacro Cuore di Catania.

Ho chiesto a Silvana Centamore, una sua ex allieva, poi divenuta nostra amica, che la frequentò per un decennio a partire dal 1964, di raccontarmi qualcosa di quella sua attività di volontariato.  

“Elina – ricorda Silvana – era una ragazza seria, buona, brava e gioiosa. Era anche molto bella, ma la sua bellezza non le metteva grilli per la testa, e lei mostrava di non darle importanza. È stata per me un modello di vita”.

“Faceva molte opere di bene, coinvolgendo anche le sue allieve. Un giorno condusse alcune di noi a visitare una famiglia poverissima con otto figli, che viveva di carità, alloggiata in un ‘basso’ degradato del quartiere del Fortino. Il padre era un nullafacente, la madre era molto deperita a causa delle numerose gravidanze, e in dieci, con i bambini, dormivano tutti nello stesso letto, mentre i topi scorrazzavano di qua e di là. Ci prese un groppo alla gola. Provvedemmo subito a rifornire quella famiglia di generi alimentari, e in seguito continuammo ad aiutarla”.

“Un’altra volta – prosegue Silvana – andammo con lei a trovare una vecchietta che viveva da sola in un piccolo appartamento di Via Aurora, dove per la sporcizia si sentiva un tanfo tremendo. Eravamo quattro ragazze: ci rimboccammo le maniche e ci mettemmo a pulire e igienizzare tutta la casa, che a lavoro terminato non puzzava più”.

“Un’esperienza molto toccante fu la visita ad una donna con un figlio focomelico, che aveva due moncherini al posto delle braccia. Quel bambino era di 7 anni ma ne dimostrava 4. Le portammo del cibo e promettemmo di pregare per loro”.

“Con incontri come questi Elina ci insegnava a vedere nel povero, nel bisognoso di aiuto, nel disabile, nell’ammalato il volto di Gesù, richiamando le parole da lui pronunciate nel Discorso delle Beatitudini: ‘L’avete fatto a me’ “.

“Elina – ricorda ancora Silvana – realizzava un catechismo dinamico, servendosi anche di recite teatrali e di escursioni in ambienti naturali (davanti al mare, in un bosco, in montagna sull’Etna) dove si potesse percepire meglio la presenza del Creatore”.

“Nel suo insegnamento ricorreva spesso l’idea che l’amore di Dio verso di noi suoi figli si manifesti anche nell’amore che ciascuno di noi mette in pratica verso gli altri figli di Dio, il nostro prossimo”.

Nicola Bruni

Nella foto, Elina a 22 anni, quando faceva la catechista.