Cerco di fare una sintesi delle castronerie dette dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump di fronte ad una platea mondiale imbarazzata, attonita e timorosa il 21 gennaio 2026 al World Economic Forum di Davos in Svizzera. Dove nessuno ha avuto il coraggio di alzarsi per contestargli errori e bugie. Un discorso a ruota libera di 72 minuti, che documenta un preoccupante stato di demenza senile e confusione mentale nell’uomo più potente del mondo.
– Trump ha confuso la Groenlandia con l’Islanda, più volte, mentre spiegava perché vuole comprarla. Ha detto che “ieri il mercato è crollato a causa dell’Islanda”: l’Islanda, un Paese di 400.000 abitanti, che avrebbe fatto crollare Wall Street.
– Ha definito la Groenlandia “un pezzo di ghiaccio” da cui dipenderebbero i destini della Terra: “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”.
– Ha minacciato un alleato NATO, la Danimarca, con queste parole: “Potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo”.
– Ha raccontato che gli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbero “restituito la Groenlandia alla Danimarca”, benché in realtà non l’abbiano mai posseduta. Nel 1916 ne riconobbero ufficialmente la sovranità danese. Durante la guerra ottennero solo basi militari temporanee. E nel 1946 provarono a comprarla offrendo 100 milioni di dollari, ma la Danimarca rifiutò. Non c’è stata nessuna “restituzione”.
– Ha sostenuto di avere “100% sangue scozzese e 100% sangue tedesco”, cioè un sangue al 200%.
– Si è inventato che “la Cina non ha pale eoliche”, ma “le vende agli stupidi”, e non ha “campi di mulini a vento”: proprio la Cina, che da 15 anni è il primo produttore mondiale di energia eolica e costruisce il 45% di tutti i progetti eolici del pianeta.
– Ha dichiarato che “tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela”, benché tre giorni prima l’amministratore delegato di Exxon Mobil lo avesse fatto infuriare dicendogli che il Venezuela è “non investibile” e attirandosi la minaccia di esclusione della sua compagnia. In realtà, molte grandi compagnie petrolifere restano in attesa degli eventi, perplesse.
– Ha affermato che “praticamente non c’è inflazione” negli Stati Uniti, benché l’inflazione americana sia al 2,7%, superiore all’obiettivo della Fed (Federal Reserve, la banca centrale) e in aumento, secondo le previsioni, a causa dei suoi stessi dazi.
– Ha insultato il presidente della Fed chiamandolo “stupido” e “Jerome troppo-tardi Powell”, davanti ai leader economici mondiali.
– Si è vantato che gli Stati Uniti siano oggi “l’economia più forte della storia, più forte che in qualsiasi altro momento”, nonostante che il debito pubblico americano sia ai massimi storici, i tassi restino elevati e la crescita sia inferiore al recente passato.
– Ha mentito, sapendo di mentire, dicendo che gli Stati Uniti “hanno pagato il 100% della NATO”, mentre la quota americana del bilancio NATO è di circa il 16%.
– Ha sbroccato di aver messo dazi alla Svizzera per ripicca, perché “una donna” di cui non ricorda il nome “lo aveva accarezzato per il verso sbagliato”.
– Come ultima gaffe, ha storpiato il nome dell’Azerbaigian in “Aber-bajian”.
Insomma, un discorso penoso, infarcito di bugie verificabili, di falsità storiche, di errori geografici, di numeri inventati, di fraintendimenti, di minacce ad alleati, di insulti a funzionari e di millanterie smentite dai fatti.
Il discorso di un presidente ormai “fuori di testa”, pericoloso per gli stessi Stati Uniti d’America, che – quanto meno per dignità – dovrebbero cercare al più presto il modo di liberarsene.
Nicola Bruni
