Tornato alla “vita civile” l’11 ottobre del 1969, dopo 15 mesi di servizio militare vissuti in caserme per soli uomini, non mi parve vero quando un funzionario del Provveditorato agli studi mi propose un incarico di insegnamento di italiano, storia e educazione civica in una scuola per sole donne, l’Istituto tecnico femminile Margherita di Savoia al centro di Roma.
Mi ero laureato nel 1965 e avevo già insegnato in sezioni miste di scuola media.
Inizialmente mi furono assegnate tre classi – due terze e una prima, dell’indirizzo per Periti aziendali e corrispondenti in lingue estere – con una novantina di studentesse, quasi tutte carine, alcune bellissime, tra i 14 e i 17 anni.
Il primo giorno ero molto emozionato. Dovetti superare l’imbarazzo di avere gli occhi di tutte quelle ragazze puntati su di me. Mi ero presentato indossando un elegante completo grigio chiaro su cui spiccava una cravatta dai colori vivaci.
Le alunne parvero piacevolmente sorprese dal mio arrivo. Erano curiose di sapere “tutto” su di me. Allora avevo appena 28 anni, non ancora compiuti, ma quando mi interrogarono sulla mia età, perché non mi giudicassero troppo vecchio dissi che ero coetaneo del pugile Cassius Clay, campione del mondo in carica. E alla domanda se fossi fidanzato, risposi sinceramente: “Non ho ancora trovato il mio tipo”.
Quel giorno, ci limitammo a fare una reciproca conoscenza. Inoltre, io delineai il metodo di lavoro che avrei adottato. Una delle mie ore settimanali sarebbe stata dedicata a conversazioni su argomenti di attualità culturale, sociale, di politica interna o internazionale o alla lettura comparata e critica di diversi quotidiani, allo scopo di arricchire la conoscenza del lessico in quei campi, stimolare l’interesse delle allieve per argomenti di educazione civica, fornire spunti per discussioni da tenere in classe e abituare le ragazze a esporre il proprio pensiero in pubblico.
Dissi, poi, che era mia intenzione stabilire con ciascuna di loro un rapporto sereno e amichevole, nella distinzione dei ruoli, e che nella valutazione finale avrei tenuto conto dell’attiva partecipazione alle mie lezioni.
In quella scuola, rimasi ad insegnare, con grande soddisfazione professionale, fino al 1974.
A distanza di oltre 40 anni, a partire dal 2015, ho ritrovato, grazie a Facebook, una settantina delle 250 allieve che ebbi in quel periodo, scoprendo con piacere che tutte conservavano ancora un buon ricordo di me. Una quarantina di loro sono diventate mie amiche e partecipano, quando possono, agli incontri di un Club delle Margheritine da me organizzati.
Nicola Bruni
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Nella foto, dell’ottobre 1972, sono con un gruppo di studentesse del Margherita di Savoia.
