Nato sotto il segno + della Croce Rossa, donatore volontario di buon sangue 0 Rh positivo, il professor Federico Fede, alias Fefè, è un ottimista ironico, e anche un allegro burlone. Quando beve, lascia sempre il bicchiere mezzo pieno. Il suo motto è “Fede, speranza e… per carità”. A chi gli domanda se sia sposato, risponde: “Coniugato, della prima coniugazione”.
Insegnante di “lettere materiali” (sua versione sperimentale delle materie letterarie) in una piccola scuola media, dove è l’unico gallo del pool docente, tiene banco nella “sala delle professoresse” con racconti autobiografici e dotte disquisizioni. Le colleghe pendono affascinate dalle sue labbra, ma non sono mai sicure se stia scherzando sul serio o parlando seriamente per scherzo.
In classe, il nostro prof fa il battitore libero. Quando ha le pile cariche, riesce a mettere a fuoco gli argomenti delle lezioni sparando a salve anche tre battute al minuto. Nell’analisi logica, ci tiene a distinguere il complemento di carabiniere da quello di agente quando c’è l’intervento di militari dell’Arma, e il complemento di solitudine da quello di compagnia per chi non sta con nessuno.
Se scorge un alunno voltato all’indietro, lo avverte garbatamente che sta procedendo contromano. Quando, poi, vuol far capire di aver sgamato chi si sta copiando di nascosto i compiti delle ore successive, osserva senza drammatizzare: “Vedo che c’è chi segue la lezione, e chi la precede”.
La gag è, per lui, un solleticante strumento educativo, di cui si serve per allentare le tensioni, vincere la noia della scuola dell’obbligo, radere la barba alla cultura scolastica, bucare i palloni gonfiati della retorica letteraria, evacuare i luoghi comuni della lingua corrente, far digerire perfino il complemento di peso; e, poi, per dimostrare “benignamente” che la vita è bella anche quando è brutta.
Convinto che una risata al giorno levi lo psicologo di torno, ha inserito nel suo programma l’educazione all’umorismo, con prove mensili di verifica finalizzate a misurare i livelli di spiritosaggine raggiunti dai singoli alunni.
Insomma, il professor Fefè si diverte a insegnare lettere, cartoline, e-mail, messaggini telefonici e post per i “social” ai ragazzi. Del resto, il boom planetario dei post e della posta elettronica, che ha fatto tornare di moda la scrittura, gli ha restituito una grande fiducia nell’avvenire della sua professione di docente.
Nicola Bruni
