Amare al passivo

Elina apparteneva a una generazione di ragazze educate alla riservatezza nell’ambito sentimentale e a un senso del pudore che le induceva ad un atteggiamento passivo nel rapporto amoroso con l’altro sesso. Aveva interiorizzato l’idea che la donna non dovesse mai fare il primo passo nell’aprirsi ad un innamorato, per non sminuire la sua dignità e non apparire “sfacciata”. 

Così fu tra lei e me, quando ci incontrammo a Loreto, nell’estate del 1973, ad un convegno di professori cattolici. Lei mostrò subito di gradire la mia compagnia, e al quarto giorno si lasciò prendere per mano in una romantica passeggiata a Recanati sul Colle dell’Infinito. Poi, la sera del quinto giorno, approfittò dell’improvvisa oscurità causata da un blackout elettrico per abbandonarsi tra le mie braccia e corrispondere ad un mio tenerissimo bacio.

Su quel bacio, accolto con gioia ma non provocato da Elina, si è poi fondato il nostro felice matrimonio. Negli undici mesi di fidanzamento, lei mi inviò a Roma da Catania lettere che traboccavano di sentimenti per me; ma, quando ci incontravamo, subentrava in lei una timidezza che le impediva di pronunciare parole d’amore, benché fosse fortemente innamorata. 

Così è stato, salvo sporadiche eccezioni, anche durante i 47 anni della nostra unione coniugale. Sebbene ci fosse tra noi uno scambio quotidiano di gesti affettuosi, Elina non prendeva l’iniziativa per i rapporti amorosi, aspettava che fossi io a farlo. E quando, talvolta, accadeva che venisse lei a darmi un bacio in maniera inaspettata, io le domandavo con un sorrisetto di meraviglia: “E che è successo?”. 

Ma nell’approssimarsi della sua morte, avvenuta l’8 agosto del 2021, Elina, mentre era immobilizzata a letto per una grave infermità, riuscì a farmi questa grande dichiarazione d’amore: “Non immaginavo che sarei arrivata ad amarti così intensamente come ora io ti amo”.

Nicola Bruni