La Festa del Lavoro anche per chi fa volontariato

Il 1° maggio festeggio anch’io, da lavoratore, la Festa del Lavoro, benché non abbia più un lavoro retribuito, ma riceva una pensione per 40 anni di attività al servizio dello Stato.

In realtà, io continuo a svolgere un lavoro di volontariato culturale gratuito attraverso il web, con la pubblicazione di articoli e racconti su Facebook e in questo mio giornale online “Belsito con vista”, che redigo dal marzo del 2005. 

Inoltre, posso dire che nel corso della mia vita ho lavorato ininterrottamente fin da quando cominciai a frequentare la scuola elementare. Sì, perché lo studio è un lavoro: un’attività intellettuale che richiede impegno e fatica, e che serve a formare la persona per la vita e per la professione, a beneficio anche della società.

Ho fatto diversi lavori, oltre a quello di studente: giornalista dal 1960 (anche nel periodo universitario) fino ad oggi, professore di Lettere nelle scuole secondarie per un totale di 29 anni tra il 1966 e il 2005, assistente volontario all’Università di Chieti dal 1966 al 1970, collaboratore di un’enciclopedia tra il 1967 e il 1968, militare di leva e ufficiale di complemento dei Carristi per 15 mesi tra il 1968 e il 1969, addetto stampa dei ministri della Pubblica istruzione per 10 anni dal 1976 al 1986, scrittore di saggi, di racconti umoristici e di esperienze di vita.

Non solo: ho svolto a lungo anche un impegnativo lavoro di cura familiare, come marito di Elina, in 47 anni di matrimonio, e di papà di due figli, Paolo e Fabio, che ho seguito nella crescita e nello studio fino alla laurea.

 Sì, perché bisogna riconoscere che è un lavoro, e di grande importanza, sia quello che fanno genitori e nonni per allevare figli o nipoti sia quello che si fa in famiglia per accudire chi, a causa di inabilità o malattia, non sia più in grado di provvedere a se stesso. 

Dunque, la Festa del Lavoro è anche la festa di chi studia, di chi lavora gratis per i propri cari, di chi fa volontariato sociale.

Nicola Bruni