Londra 1961, vestiti all’italiana

Vacanza “British” con il mio amico Nino Criscenti nell’estate del 1961. Arrivammo a Londra il 12 luglio con un volo charter organizzato dall’Unione degli universitari (Unuri) su un traballante aereo bimotore ad eliche partito da Milano. 

    Per le prime tre settimane alloggiammo in un bed and breakfast di Baker Street, la strada del mitico Sherlock Holmes. La locanda era gestita da una signora sulla sessantina, Mrs Gyll, capelli argentati, pelle del viso stirata, modi sussiegosi e gentili verso i suoi avventori, al momento tutti giovani e maschi. Ognuno aveva la sua camera, mentre erano in comune i servizi igienici e la sala di soggiorno, dove al mattino si consumava la colazione “egg and bacon” (uovo al tegamino con pancetta). 

    Quella sala sembrava il palcoscenico di una commedia teatrale, dove ora compariva un personaggio che raccontava una storia, ora un altro che sparava una facezia. Entrammo così in confidenza con tre nostri coinquilini: l’americano ebreo Arthur, con un casco da motociclista, che quando usciva nudo dalla doccia “impennava” la sua circoncisione; il “pied-noir” (piede nero, come venivano chiamati i francesi d’Algeria) Gilbert, allampanato e con occhiali, simpatizzante dell’OAS, l’organizzazione terroristica contraria all’indipendenza della sua patria nordafricana dalla Francia; e lo spagnolo Sancho, tarchiato e obeso, da noi chiamato Sancio Panza, che si sfogava dicendo peste e corna della dittatura franchista del suo Paese. 

    Nino ed io recitavamo una parte in commedia da intellettuali, vestiti con giacca e cravatta, come usavano a quel tempo in Italia i giovanotti “bene” che frequentavano l’università. 

    Vedendoci così abbigliati, alcune “girls” londinesi si voltavano per la strada a guardarci. E tuttavia, durante un’escursione a Cambridge, ci capitò di udire in un negozio una ragazza che, riferendosi a noi, diceva alla sua amica: “Questi sono inglesi”. Allora Nino ed io scoppiamo in una risata. Ci presentammo e attaccammo discorso. Si chiamavano Mirella e Marcella, erano di Roma, studentesse, entrambe fidanzate. Ci demmo un appuntamento a Londra per andare a ballare una sera all’Imperial College. 

    Allora scoprimmo che Mirella, la più spiritosa, era stata fidanzata di un nostro caro amico. Il quale, essendo impegnato in politica, si assentava spesso da Roma e la lasciava sola, finché un giorno, tornato da un viaggio, “trovò il posto occupato”: lei, stufa di aspettarlo, aveva ceduto il posto di fidanzato ad un altro.

    Al termine del soggiorno londinese, spedimmo a casa le valigie, come avevamo programmato, e zaino in spalla affrontammo un “trip” avventuroso in autostop di una decina di giorni (da raccontare a parte), attraverso l’Inghilterra e la Scozia, fino a Edimburgo, e ritorno al sud, passando per Oxford, Stratford on Avon (città natale di Shakespeare), Liverpool, York, il Distretto dei Laghi, il Vallo di Adriano (a Newcastle) e la Cattedrale di Canterbury.

    Infine, ci imbarcammo a Dover su un traghetto per Calais. Quindi attraversammo faticosamente in autostop la Francia, con tappe a Boulogne, Parigi, Roanne, Lione, e varcate le Alpi arrivammo a Torino. Lì, il mio amico si separò da me e andò a raggiungere Paola, la sua bellissima fidanzata, in vacanza a Cattolica, sulla riviera adriatica; io tornai, passaggio dopo passaggio, a Roma, orgoglioso dell’impresa compiuta.

Nicola Bruni

Nella foto: Gilbert, Nino, Nicola e Arthur a Londra nel luglio del 1961.

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