Il Crocifisso e la campana di Pasqua

 “Vorrei sapere – domandò Flavia durante l’ora di attualità della Terza B – perché nelle aule delle scuole pubbliche italiane, frequentate anche da non cristiani, si espone il Crocifisso”. 

L’insegnante di lettere, professor Nicolaus, rispose indirettamente, congratulandosi con la ragazza per essersi accorta che sulla parete di fronte a lei era appesa una statuina di Gesù inchiodato alla croce del suo martirio: “di quel Cristo – disse – dalla cui nascita ormai tutti nel mondo contano gli anni; di quel Maestro di vita che per primo, nella storia, riconobbe la pari dignità di tutti gli esseri umani, comprese le donne e i bambini, compresi gli schiavi, i mendicanti, gli stranieri, i malfattori, le prostitute, i lebbrosi, gli handicappati… compresi perfino i nemici; di quell’Innocente, vittima dell’intolleranza e della ragion di Stato, che nel momento più atroce del supplizio pronunciò parole di perdono per i suoi carnefici”. 

“Ci siamo talmente abituati a vederla – osservò – che purtroppo non ci badiamo più. E se nessuno ci bada, è come se non ci fosse. Invece, dovremmo badarci – ammonì – e riflettere di tanto in tanto sui valori che quel simbolo ha incarnato nella storia civile dell’umanità, e del popolo italiano in particolare. Un simbolo che per i cristiani non è un segno di sconfitta, ma di amore, di speranza e di salvezza, perché Gesù, vero Dio e vero uomo, è risorto dalla morte”.

Il professore ricordò che il simbolo della croce di Cristo è presente negli stemmi storici di numerosi comuni italiani, fra i quali Roma e Milano, e in quelli delle repubbliche marinare di Genova, Pisa e Amalfi (Venezia ha il leone di San Marco con il Vangelo) che figurano al centro della bandiera italiana della Marina; ed è stato adottato dalla Croce Rossa Internazionale, che opera in soccorso del prossimo senza distinzioni, sull’esempio del Buon Samaritano della parabola di Gesù.

 “Qualcuno obietterà – aggiunse – che lui non si riconosce in quel simbolo, perché la sua cultura è diversa da quella con cui i nostri antenati hanno costruito l’identità nazionale del popolo italiano: quella cultura che indusse il grande filosofo laico Benedetto Croce a spiegare in un suo famoso saggio ‘perché non possiamo non dirci cristiani’.Ebbene, a mio giudizio, chiunque è libero di non riconoscersi nel Crocifisso, ma non può pretendere che la maggioranza del popolo italiano rinunci ai simboli dell’identità nazionale per omologarsi alla sua diversità”.

“Qualcun altro obietterà che l’immagine di Gesù crocifisso può offendere la sensibilità di chi professa un’altra religione. A me sembra, invece, che possa offendere solo la sensibilità degli intolleranti. Per esempionon può offendere gli ebrei, considerato che Gesù era ebreo, un ebreo circonciso e osservante: al contrario, la sua ebraicità costituisce la migliore smentita del pregiudizio razzista antiebraico. Non offende certamente i musulmani che, seguendo l’insegnamento del Corano, venerano Gesù come un profeta e un taumaturgo, annoverato fra i santi, uno dei più vicini a Dio, figlio della Vergine Maria, concepito per opera dello spirito di Dio, inviato da Dio per proporre una legge nuova, parola venuta da Dio”.

“Quanto alle altre religioni, basti dire che il Mahatma Gandhi, di fede induista, aveva una sconfinata ammirazione per la figura di Gesù, che considerava uno dei più grandi maestri spirituali dell’umanità ed il modello supremo dell’amore per il prossimo e della resistenza non violenta contro l’ingiustizia”.

“Ci sono pure i non credenti”, gli ricordò Jacopo. “Per questa categoria di persone – ribatté il professor Nicolaus – vorrei farvi sentire la campana laica suonata in un articolo dallo scrittore Ferdinando Camon: – Il crocifisso cosa rappresenta? Rappresenta chi è crocifisso come lui. Oggi sono crocifissi come lui i senza-lavoro, i senza-casa, i senza-patria, le vittime della pulizia etnica, i malati di malattie incurabili… Non fa nessuna meraviglia che, mentre intellettuali italiani, figli di una cultura cattolica e borghese, sostengano che bisogna togliere il crocifisso da tutti i luoghi in cui può disturbare i nuovi arrivati islamici, i nuovi arrivati islamici rispondano che per loro può restare dov’è, a loro non dà fastidio. Tra i due schieramenti, quello di chi arriva per mare, in traversate avventurose, su navi sgangherate, piene di malati, alcuni dei quali morenti, e quello di chi li aspetta per rimandarli indietro, perché ha come principale legge la propria salvaguardia, i primi possono a buon diritto sentirsi rappresentati dal crocifisso, e i secondi sentirlo come disturbante”.

“Ovviamente – concluse Nicolaus – per i cristiani Gesù crocifisso rappresenta molto di più: la loro campana è quella che suona nella notte di Pasqua”.

Nicola Bruni


Dal libro di Nicola Bruni “AD CATHEDRAM – SPIRITO E MATERIE”, ed. La Tecnica della Scuola (2004).

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